Metempsicosi

A differenza di tanti musicisti diventati più zombie di Eddie degli Iron Maiden a forza di continuare a ripetere se stessi all’infinito c’è chi come Steve Hillage si è reincarnato di volta in volta in forme diverse. In principio furono gli Uriel che nel ’69 diedero alle stampe il loro primo e unico album sotto le mentite spoglie dei fantomatici Arzachel. Quando infatti uscì il disco parte del gruppo era già diventata Egg e il contratto con la Deram non ne avrebbero consentito la pubblicazione. Fu poi la volta dei Kahn, un unico visionario disco nel ’72.
Seguì un tour con Kevin Ayers e poi l’ingresso nella teiera volante dei Gong di Daevid Allen con i gradi di Submarine Captain. Hillage torna sulla Terra dalle imprese spaziali dei Gong quando nel ’77 esplode il punk e partecipa al disco degli Sham 69.
Con l’arrivo degli anni ’80 Hillage passa dietro la consolle e produce i dischi di Simple Minds e Robyn Hitchcock. Passa un decennio è torna con la sua chitarra nel seminale album elettronico degli Orb, The Orb’s Adventures beyond the Ultraworld.
Insomma una vita musicale sempre in continuo movimento nel segno della più genuina scuola di Canterbury.

La musica è un gioco

Furono molti gli artisti che negli anni sessanta e settanta si stabilirono a Ibiza. Tra questi uno dei musicisti più affezionati all’isola fu il folletto Kevin Ayers che preferì sempre il calore e i divertimenti dell’isola al perseguimento del successo. Dopo un’infanzia passata in Malesia (e i cui echi si sentono in pezzi come Oleh oleh bandu bandung) e l’adolescenza a Canterbury dove fondò con i fratelli Hopper e Robert Wyatt i Wilde Folwers, trovò proprio alle Baleari il denaro per mettere in piedi i Soft Machine. Ayers e Daevid Allen convinserò infatti il milionario americano Wes Brunson a finanziarli per l’acquisto di tutta la strumentazione necessaria al loro progetto musicale. Ma come detto Ayers preferiva spassarsela e così abbandonò il gruppo dedicandosi in maniera saltuaria alle sue  esperienze soliste e sfogare la sua multiforme e allegra creatività come in quella giocosa sarabanda sonora di Joy of a Toy, il suo esordio solista pubblicato dalla Harvest nel 1969.

Tutta questa scienza che non capisco

La corsa allo spazio che caratterizzò gli anni della guerra fredda, culminando con la conquista della Luna da parte degli americani, colpì l’immaginario collettivo ispirando cinema, musica e letteratura. Nacquero lo space-rock degli Hawkwind e la musica cosmica teutonica e si avviarono vere e proprie saghe come quelle del pianeta Gong dell’omonima band di Daevid Allen e del pianeta Kobaia dei Magma di Christian Vander con tanto di testi in kobaiano.  Ma ovviamente la saga più famosa fu quella di Ziggy Stardust e gli Spiders from Mars, l’incarnazione più celebre di David Bowie che però aveva già trattato i temi spaziali con Space Oddity tre anni prima, in quel fatidico 1969 della passeggiata di Armstrong sul suolo lunare.

Orgoglioso di essere arrivato prima di altri, ma non  primo in assoluto, David non gradì l’invasione di campo di Elton John, entrato in classifica con Rocket Man un attimo prima dell’uscita della sua Starman e che riteneva una scopiazzatura di Space Oddity. A corroborare i suoi sospetti c’era la presenza dietro al pezzo di Elton John del produttore Gus Dudgeon, lo stesso che aveva lavorato con Bowie a Space Oddity.

Rocket Man, una canzone il cui tema è in fondo quello dell’emigrante che lascia la famiglia e va a lavorare sulla fredda Marte, finì per aprire le porte del successo ad un Elton John che adottò proprio in quel periodo e ancora una volta sulle orme di Bowie, l’estetica glam-rock e quel look stravagante che diventerà il suo tratto distintivo.

L’anarchia flottante dei folletti folli

Ho pescato su Youtube un video dei fenomenali Gong di Daevid Allen, quando nel 1971 parteciparono alla trasmissione Jazz Land della TV francese. La formazione, mancano ancora il batterista Pip Pyle e il chitarrista  Steve Hillage è praticamente quella che da lì a poco darà inizio alla saga di Radio Gnome, della Teiera Volante e dei Folletti del pianeta Gong. Folli sarabande in cui si mescolano i suoni di Canterbury, della psichedelia, della West Coast americana a caratterizare la loro musica apolide.  E non poteva essere altrimenti per un gruppo capitanato da un australiano di stanza a Parigi.